venerdì 10 maggio 2013

"C'era una volta..." La fiaba come strumento relazionale e di apprendimento

 
Cappuccetto Rosso arrivò ed entrò con il cestino in mano.
E guardando la nonna le disse:
"Ma nonna, che mani grandi che hai!
"Sono per accarezzarti meglio” rispose il lupo;
" oh.. nonna, che orecchie grandi che hai!! “
"Sono per ascoltarti meglio piccola mia" disse il lupo;
" Oh.... nonnina, che bocca grande che hai!”
"Per mangiato meglio. ...gnam!”
Il lupo balzò dal letto e divorò Cappuccetto Rosso.”
 

Quante volte abbiamo ascoltato, letto e narrato questa fiaba senza però coglierne i significati più profondi! La fiaba, infatti per l'uso frequente che se ne fa e per la ricchezza di termini linguistici in generale (nomi, verbi, avverbi, aggettivi, onomatopee ecc. ecc.) e di termini psicologici in particolare (cattivo, guardare, divorare, accarezzare, ascoltare, mangiare ecc), rappresenta sin dalla prima infanzia uno strumento importante per l'acquisizione, l'affinamento del linguaggio e, nello specifico, per l'apprendimento del lessico psicologico, insieme di tutti quei termini che fanno riferimento ad emozioni, sensazioni, ai bisogni fisiologici.
Ascoltare e narrare storie sono due momenti molto importanti nella vita del bambino.
La narrazione è una compagna assidua dell'individuo e pervade ogni aspetto della vita del bambino , basti pensare ai racconti familiari, alle storie e aneddoti riguardanti noi stessi e gli altri. Fin dalla prima infanzia il bambino vive la sua intera vita ed esprime le sue esperienze sottoforma di racconto, si verifica cioè una sorta di “narrativizzazione” dell'esperienza sociale che proseguirà per l'intero arco di vita( Devescovi e Baumgartner, 1996)
Narrare è un'attività umana universale e necessaria in quanto fornisce un ordine e un significato ad eventi della nostra esperienza quotidiana che altrimenti sarebbero percepiti in maniera disconnessa , permette di collegare chi siamo oggi con chi eravamo ieri e con chi saremo domani consentendoci così di costruire la nostra identità ed infine alimenta la memoria e tramanda valori e conoscenze proprie di una determinata cultura. Ogni società decide cosa meriti di essere raccontato , da chi , a chi e in quali circostanze.Ogni cultura comprende valori, credenze , usanze, tradizioni, modelli comportamentali, norme sociali, stereotipi favorirà lo sviluppo di una determinata identità narrativa fornendo gli strumenti adatti per raggiungere tale obiettivo.
La fiaba è un potente spazio relazionale e strumento comunicativo sia nell'interazione con il gruppo dei pari che soprattutto nella diade madre-figlio, padre-figlio.
Leggere insieme una storia all'asilo o alla scuola materna risulta essere efficace se come attività viene curata nei minimi particolari, questo purtroppo spesso non accade perchè il tempo scorre e bisogna rispettare gli obiettivi prefissati altrimenti non si è efficienti, perdendo così di vista il protagonista dell'asilo: il bambino inteso come individuo che ha bisogni e desideri e che ha diritto ad uno sviluppo psico-fisico adeguato. L'attività della lettura e l'angolo della lettura diventa uno spazio in cui trasmettere una serie di regole, ad.es.ci mettiamo seduti in cerchio, stiamo in silenzio, non disturbiamo gli altri compagni, alziamo la mano per domandare o per esprimere la nostra idea o emozione ed in cui imparare a scandire il tempo, ad es. c'è un tempo per ascoltare, un tempo per guardare le figure, un tempo per condividere.Narrare comporta l'immersione in quella particolare storia e l'attivazione di una serie di abilità: il cambio del tono della voce , dell'espressione facciale, creatività , uso o meno di pupazzi, marionette , uso solo di immagini ecc.
Leggere una storia insieme al proprio figlio rappresenta uno scambio comunicativo reciproco, in cui il bambino chiede, esplora, osserva, apprende per immagini, si esprime e in cui l'Adulto, la sua mamma o il suo papà, danno risposte, trasmettono conoscenze e lo accolgono, condividendo con lui gesti, parole ed espressioni facciali.
Risulta quindi un momento significativo in quanto l'Adulto rappresenta il mezzo di conoscenza e di comunicazione con il mondo per eccellenza. Un bambino appena entra in un luogo sconosciuto la prima cosa che fa solitamente è guardare la madre o il padre per avere conferma che sia tutto a posto, quindi soprattutto nella prima fase di vita 0-3 anni tutto passa anche attraverso gli stati d'animo, le credenze, le emozioni dei genitori stessi. 
Leggere insieme al proprio figlio una storia significa trasmettere delle regole,ad es. non sovrapporsi nella comunicazione, c'è uno che parla e l'altro che ascolta ma soprattutto significa riservargli uno spazio esclusivo, è come se in quel momento gli diceste :”esistiamo solo io e te!!!!”, un messaggio che risulta essere rivoluzionario in una società come la nostra in cui tutto deve essere vissuto velocemente e freneticamente. Bisogna sempre ricordarsi che ognuno ha i suoi tempi e i suoi bisogni e che i tempi dei bambini non sono e non devono essere quelli dell'adulto!
La presenza fisica senza quella emotiva e mentale non ha senso , non ha senso stare 24 su 24 con proprio figlio e poi se viene chiesto quali parole ha detto o che progressi ha fatto non si è capace di rispondere perchè presi da altri e da altro.
Meglio è prendersi pochi spazi per sé , pochi spazi esclusivi qualitativamente eccellenti per il proprio figlio piuttosto che riversare su di loro il nostro stress ed essere presenti fisicamente ma non emotivamente. 

A cura di
Dott.ssa Antonella Lauretano
Psicologa infantile
Psicoterapeuta di Coppia e Familiare in ottica sistemico-relazionale
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