giovedì 12 settembre 2013

Mamma ,Papà giochiamo insieme?

Quante volte i vostri figli vi fanno questa domanda! Quante volte non capiamo il senso della loro richiesta soprattutto dopo una giornata intensa e faticosa!Spesso, come psicologa e psicoterapeuta familiare, i genitori mi dicono: “ ha sempre voglia di giocare, non si ferma un attimo , ma come è possibile? eppure all'asilo e alla scuola materna non fanno altro che giocare e si diverte tanto e allora perché non si stanca mai anzi...la sera vuole sempre giocare con me o con suo padre?”.
La mia risposta è la seguente. Il gioco è comunicazione. I vostri bambini vogliono comunicare con voi soprattutto dopo una giornata in cui non vi vedono , ovviamente lo fanno a modo loro e il gioco è uno dei mezzi di comunicazione più frequente fino ai 7/8 anni .
Giocare per il bambino non vuol dire solo FARE ma poter DARE SENSO al fare proprio e altrui. Avere qualcuno, nello specifico un adulto, con cui condividere queste attribuzioni di senso è, per il bambino , molto importante mentre per gli adulti, farsi coinvolgere nel gioco “entrando a far parte della scena”, vuol dire anche se solo inconsapevolmente, cogliere ed accogliere il suo bisogno e la sua richiesta.
Il bambino nel gioco esprime dinamiche che sono interne a lui ma che anche sente interne agli altri che lo circondano, ai genitori, spesso rimettendone in scena modi, interazioni, che sono negli adulti attorno a lui (per es. potrà far piangere i pupazzi se lui è triste ma anche se lo è la madre).
Da 0 a 6 anni nel gioco il bambino si scopre e scopre, elabora esperienze, emozioni ad esse collegate ed angosce, mette in scena parti di sé che il bambino non oserebbe agire davvero. Egli esprime ciò che sta provando, le fantasie che ha su di sé e sull’altro, le dinamiche relazionali che avverte attorno a sé. Mette in scena esperienze già vissute o che sta per affrontare elaborando nel gioco-prima ancora che nella realtà- le difficoltà che comportano, assaporando i piaceri dello sviluppo, della crescita e dell’autonomia.
Osservare il bambino mentre gioca ci insegna molto, la scoperta , i sorrisi , le smorfie, la scelta di un giocattolo, il modo di giocare che cambia , prima usano i 5 sensi , toccano , ascoltano , leccano o succhiano , odorano , vedono , poi la messa in atto di azioni che servono per capire come funzionano i giochi ed ancora l'uso di vestiti , di oggetti quotidiani attraverso cui imparano a codificare , ad apprendere i ruoli sociali , i lavori ecc.
Il bambino gioca quindi per il piacere di farlo e mentre gioca apprende. Essendo l'adulto uno degli strumenti di apprendimento e un mezzo per conoscere il mondo circostante è molto importante trovare il tempo per giocare .
L'adulto giocando ridiventa piccolo, scopre degli aspetti del proprio bambino, gli dedica del tempo che quando sarà grande ricorderà con piacere, entra in relazione con lui .
Giocare con il bambino ascoltandolo in modo attento e presente anche solo per mezz'ora al giorno è necessario . Proporre e non aspettare sempre la richiesta da parte sua è altrettanto significativo, ricordiamoci che i grandi siamo noi e sappiamo molte più cose di loro , possiamo condividere con loro tante esperienze che a nostra volta abbiamo vissuto con i nostri nonni e genitori raccontando così un po' di noi e trasmettendogli la nostra storia, che in parte è anche la sua, creando così la sua identità. E' questo quello che serve ad un bambino non il giocattolo all'ultima moda. Pochi giocattoli alla volta adatti all'età del bambino, , dategli il tempo di esplorarli tutti e poi cambiate , non serve riempire le stanze , non gli riempite la vita così facendo, il bambino ha bisogno di questo ma anche e soprattuttto di tempo da trascorrere con i suoi genitori , tempo in cui sviluppare la creatività , inventare giochi nuovi anche nel concreto con oggetti riciclati ad esempio. Avere un bambino in famiglia è una grande risorsa per tanti motivi, nello specifico lo è perchè grazie al proprio figlio si rimane un po' bambini, il cervello è sempre attento e in funzione e la creatività è alla base della quotidianità. Giochiamo di più con i nostri bambini e soprattutto giochiamo di più in generale.
Dott.ssa Antonella Lauretano

Psicologa, Psicoterapeuta Familiare